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La rinascita interiore

 

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La rinascita interiore

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Breve Descrizione

Cosa si può fare per diventare liberi da schemi e modelli e ripartire più leggeri - rinati -ogni giorno?
Si può cominciare a osservare e basta, senza un codice di comportamento, senza seguire alcuno schema”.
Questo libro comprende anche alcuni esercizi e schede pratiche che l’autore ha ideato per aiutare le persone ad affrontare i disagi che sempre più spesso impediscono di vivere la vita in maniera morbida, cedevole, senza rigidità né costruzioni.

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Descrizione Prodotto

Un estratto

Ogni mattina ci svegliamo e speriamo che accada qualcosa. Apriamo gli occhi e pensiamo – non senza una certa noia e un certo disappunto – che probabilmente sta iniziando una nuova giornata come tante, una giornata senza niente di bello, senza nulla di nuovo. Una giornata da «veder passare» – e, di fatto, da buttare via – senza nulla che valga la pena di essere ricordato.
Facciamo colazione, ci vestiamo, ci prepariamo a uscire di casa, portandoci sotto pelle questa sensazione antipatica e vischiosa, una sensazione quasi fisica: pronti a inoltrarci in altre ventiquattr’ore «normali», che secondo noi dovrebbero essere illuminate da qualcuno (o da qualcosa) di eccezionale, che possa accendere la scintilla della rinascita interiore. Ed è tragico quando non proviamo più nemmeno quest’attesa: vuol dire che siamo diventati aridi.

Domanda. Da dove deve arrivare l’evento rivoluzionario che dovrebbe dare la scossa alla vita e toglierci da questo stato di grigia estraneità?
Risposta. Da nessuna parte, l’evento è già dentro di noi. Tutto nella vita è provocato da noi, perché tutto è cervello, tutto è consapevolezza, tutto è mondo. Noi siamo questo cervello, questa consapevolezza e questo mondo. Al di fuori, non esiste nient’altro. I cosiddetti “agenti esterni” sono solo vie di fuga che ci distraggono dalla sostanza.
Quando i pazienti mi dicono:«Dottore, a me non succede mai niente, la mia vita è sempre uguale, non c’è niente di straordinario nella mia vita», mi chiedo sempre dove questa persona stia rivolgendo il suo sguardo. E poi mi chiedo anch’io: “Il mio sguardo, dov’è rivolto, in quali prigioni ha rinchiuso il suo sé, in quali sbarre ha bloccato l’orizzonte della sua coscienza?”. Ecco: quando ho l’impressione che non mi succeda niente, mi preoccupo. Mi chiedo quali eventi oggettivi mi stiano accecando. Perché il male più grande che potrebbe capitarci, il destino più infame è quello di perdere il senso – come dice il sinologo Richard Wilhelm – di osservare “largo”.
Mentre stai prendendo una decisione, mentre stai facendo un viaggio, mentre stai andando a Firenze o a Roma, mentre ti stai recando al lavoro, mentre vai là per uno scopo e per un fine, prova a farlo senza un fine.

D. Come dire che non esistono scuse: se è andata (o non è andata) in un certo modo, dipende solo da me, dalla mia capacità di allargare gli orizzonti?
R. Non può essere che così, perché il cervello porta con sé una sorta di «maledizione»: se non usiamo l’energia che produce in maniera ampia, allargata, s’intasa, e poi stiamo male. Più ci si ostina a frenare l’energia e più le forze si ritorcono contro di noi. La soluzione è; ancora una volta, l’osservare, senza fare niente: in questo modo l’energia diventa coscienza, e noi troviamo il benessere.

D. Ogni pensiero che si affaccia nella nostra mente dev’essere solamente osservato…
R. E, una volta che viene osservato, si dissolve. Per questo bisogna osservare tutto: il disagio, ma anche la felicità. Occorre guardare la felicità, la tristezza, la paura, e lasciarle andare via senza metterci sopra delle sovrastrutture di pensiero. Osservare è una parte potente, è l’arte che ci fa trovare la via per essere: se l’osservazione è uno stato di contemplazione accogliente, dolce, prende il sopravvento e ci si allontana dai pregiudizi e dalle decisioni. Una coscienza libera si muove tra miliardi di vie possibili, e trova spontaneamente quella opportuna. Noi invece ci diamo sempre due, tre opzioni, non di più, e ci muoviamo entro i soliti schemi.
 
 

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